C’era una volta un pesciolino che non voleva nuotare in superficie….

C’era una volta un pesciolino che non voleva nuotare in superficie….

“ Ma lo sa che a mio figlio piace più stare sott’acqua che nuotare”?
E’ questa una delle frasi che mi sono più sentito dire in questi dieci anni, da quando con Katabasis ho cominciato a proporre campi estivi di Apnea e sub acquaticità per bambini e ragazzi. E la cosa mi ha sempre fatto riaffiorare antichi ricordi di quando da piccolo venivo “caldamente invitato” dai miei genitori a prendere parte ad un corso di nuoto in una piscina; quello che haimè mi torna in mente sono le urla della mia istruttrice (un’austriaca di una delicatezza quantomeno discutibile), la fatica e la spossatezza nel fare quelle interminabili vasche avanti e indietro… e non per ultimo il gusto del cloro! Di certo non fu quella che si può dire un’esperienza stimolante e di certo non la scintilla per la quale decisi, più avanti, di dedicare la mia vita all’acqua nello specifico al Mare.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERAAl tempo, e parlo di una quarantina di anni fa, durante i corsi di nuoto assai poco era lo spazio lasciato al gioco; ci si prendeva la grande responsabilità di introdurre i piccoli allievi al mondo acquatico in maniera molto rigida e strutturata. Spesso poi capitava, e capita tutt’oggi, che il bimbo arrivasse con una carica emotiva ereditata dai propri genitori e che quindi avesse sviluppato paure ed apprensioni ingiustificate che bisognava quindi comprendere e superare. Ma non andava sempre così…
Altre volte invece, fortunatamente, il papà che andava in Mare o addirittura a pescare in apnea, diventava il più valoroso eroe, ovviamente da imitare!

Ma torniamo al bimbo che vuole stare più sott’acqua che sopra. C’è stato negli anni qualcuno capace di percepire le sue aspettative e di valorizzare le sue capacità? O forse si era troppo concentrati ad insegnare respirazioni e bracciate? Gli istruttori sono stati abbastanza sensibili per guardare oltre le corsia e al di la dello stile? Io credo non sia andata proprio così!
Fortunatamente negli ultimi tempi le metodologie didattiche sono cambiate e in un corso di nuoto viene integrata, soprattutto per i giovanissimi, la componente del gioco e della sub acquaticità detta anche Apnea! Finalmente è nato un dialogo con i piccoli allievi che si sviluppa con strumenti quali la raccolta oggetti dal fondo e mille tuffi che finiscono fra le bolle. Si suggerisce ai mini-nuotatori di guardarsi fra di loro sott’acqua, dando spazio al pensiero subacqueo (meravigliosa ed emozionante scoperta) per poi invitarli a fare le capriole che piano piano diventano capovolte! Gli si fa notare che per evitare problemi e fastidi, le orecchie vanno compensate…basta tapparsi il naso e soffiare, con dolcezza. Così quei piccoli pesciolini trasformano la paura e la pigrizia in divertimento ed a poco alla volta cominciano a sentirsi a proprio agio in una nuova grande casa senza confini.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA OLYMPUS DIGITAL CAMERAMetaforicamente un campo estivo di Apnea per bambini, potrebbe essere descritto come un grande porto sicuro da dove accompagnare le piccole barche verso la loro prima scoperta del Mare, trasformando le onde in uno scivolo, la corrente in una giostra e lo snorkel in un microfono per intervistare i pesci! Un posto dove parlare di un Mare fatto di gioco e di scoperta, di fiducia e libertà, ma anche di regole e senso di responsabilità. Si perché anche per i più giovani è possibile sviluppare il senso della consapevolezza, strumento indispensabile comprendere cosa succede a se ed agli altri mentre leggeri si vola nel Mare.
Ricordo in un campo estivo di Apnea, che durante una bella chiacchierata dopo l’uscita in Mare (quello che nel mondo adulto chiamiamo debriefing), chiesi ai bimbi di rilassarsi, respirare lentamente e profondamente e, una volta chiusi gli occhi, di rivivere cosa avevano visto sott’acqua e a chi ne avesse avuto voglia di disegnarlo. Vi fu tanto fermento, come se ad un tratto i piccoli apneisti fossero diventati di colpo impegnati artisti d’avanguardia! Una volta terminato, chiesi a loro di descrivere il frutto dell’immaginazione, ovvero di commentare i loro disegni. Ancora oggi ricordo quei momenti come un esperienza indimenticabile ed emozionante. Uno di questi mi descrisse il suo luogo segreto sott’acqua, che era una grotta adornata di barattoli di nutella, mentre un altro si disegnò come un piccolo pesce in mezzo a due draghi, uno di colore blu e l’altro rosso; più tardi che i propri genitori spesso bisticciavano.

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Insegnare Apnea ai bambini vuol dire parlare loro di come avvicinarsi al Mare ed invitarli a farlo giocando, parlargli del rilassamento e del silenzio, accompagnarli nelle loro prime avventure nel blu sottolineando l’importanza di “sentire” se stessi ed allo stesso tempo assistere il proprio compagno. Solo così può passare il concetto che, seppur giocando esiste la responsabilità, quella che ogni volta che entriamo in Mare ci accompagna. Per noi istruttori di Apnea, fare tutto questo è gioia e soddisfazione; un emozione pura!
E’ finalmente ri-vedere il Mare con gli occhi di quando eravamo piccoli, riprovare tramite i nostri allievi tutte quelle sensazioni che ci accompagnano ancora oggi durante ogni nostro tuffo in quell’universo blu che ci ha per sempre cambiato la vita.
Carlo Boscia

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